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Apoteosi. Da uomini a Dei. Il Mausoleo Adriano

Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo - Roma

Il Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo ha ospitato dal 21 dicembre 2013 al 27 aprile 2014 la mostra Apoteosi. Da uomini a Dei. Il Mausoleo Adriano, ideata e diretta da Filippo Coarelli e Eugenio Lo Sardo e curata da Letizia Abbondanza, Aldo Mastroianni e Paolo Vitti.

Il Mausoleo di Adriano, oggi Castel Sant’Angelo, è uno dei più grandi monumenti funerari. Ha ospitato le spoglie dell’imperatore Adriano e dei suoi successori fino a Caracalla, come prima il Mausoleo di Augusto aveva accolto le spoglie imperiali di Augusto e della sua gens. Il ponte lo collegava al Campo Marzio, non a caso l’area destinata ai grandi funerali di Stato.

Il funus imperatorum, ossia il funerale imperiale con la divinizzazione dell’imperatore, cioè l’apoteosi che decretava la sua trasformazione in divus, per la prima volta celebrata a Roma con i funerali di Augusto, era l’ultimo atto di un lungo processo che già nella Repubblica aveva visto salire agli onori dei funera publica gli uomini più carismatici e meritevoli. A questo proposito Cicerone, nel Somnium Scipionis, spiegava come il viaggio celeste fosse comunque il destino dell’uomo che si fosse distinto in favore dello Stato, e illustrava le teorie dell’immortalità dell’anima e della sfericità del cosmo sulle quali si fondava l’idea dell’ascesa in cielo delle anime elette.
Dopo l’esempio di Giulio Cesare, al quale era stato dedicato il tempio del Divo Giulio nel Foro Romano, con Augusto la divinizzazione divenne un atto formale della vita politica romana ed ebbe un cerimonia particolare, appunto l’apoteosi (in latino consecratio), che anche gli storici antichi descrissero con attenzione e curiosità.
Il percorso verso la divinizzazione aveva però origini molto lontane nel sapere degli Egizi, al quale anche i Greci si erano ispirati, concedendo l’appellativo di cosmocrati, ossia dominatori del cielo, ai sovrani ed ispirando in tutti costoro il desiderio di apoteosi.
I Greci avevano concesso l’apoteosi solo a semidei come Ercole, che si era guadagnato quella posizione con dodici fatiche, e non poterono negarla ad Alessandro, anch’egli, a suo dire, figlio di un dio. Romolo, l’ecista divinizzato, avrà, secondo Virgilio (Eneide VI, 786 e ss.) “cento nipoti, tutti celesti, tutti abitatori delle “superne vette” e tra questi evidentemente spiccava Augusto.
Architettura, arte,  tutto concorreva ad interpretare il desiderio di apoteosi.
In Etruria, i templi, normalmente orientati verso Mezzogiorno, rappresentavano la proiezione sulla terra di una divisione sacra del cielo. A Roma si svilupparono raffinate decorazioni simboleggianti il percorso dell’anima, aerea e immortale, verso l’emisfero superiore. Gli esempi sono tanti, dalla Villa dei Misteri a Pompei al cosiddetto tempio pitagorico di Porta Maggiore, il colossale Pantheon, splendido tempio dedicato agli dei celesti, situato in un quartiere della città, Campo Marzio, definito con Augusto “specchio del cielo”. Il grande foro sulla cupola, con la sua colonna di luce, apriva il transito tra la terra e il firmamento.
Infine, anche nella letteratura del Medioevo Cristiano, i santi ed i re, per lo più quelli francesi, presero il posto degli antichi eroi che nel cielo avevano il loro posto, e appaiono oggi anch’essi consacrati al mito delle origini.
La mostra intendeva valorizzare il significato storico del Mausoleo di Adriano partendo dall'altissima qualità della sua architettura. Il percorso si articolava partendo dalla sue fondazioni e dagli spazi rituali delle sepolture imperiali, e narrava le origini storico-religiose della divinizzazione dell’imperatore, iniziando dal culto degli eroi in Grecia – Eracle – e sul suolo italico – Enea e Romolo – al culto dei sovrani, da Alessandro Magno in poi. Le opere esposte erano di grande interesse storico, come la Brocchetta di Ripacandida, il rilievo di Amiternum, il Cammeo di Nancy, e il Dittico in avorio di Quinto Aurelio Simmaco, le immagini di imperatori divinizzati e le maquette dei principali monumenti; il percorso della mostra descriveva le origini e l’evoluzione storica dell’apoteosi e del viaggio celeste.
Il catalogo è edito da Munus – Palombi.

  • Sede: Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, Lungotevere di Castello, 50 Roma
  • Date: 21 dicembre 2013 – 27 aprile 2014
  • Promossa da: Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma
  • Soprintendente: Daniela Porro
  • Ideazione e direzione scientifica: Filippo Coarelli, Eugenio Lo Sardo
  • Cura della mostra: Letizia Abbondanza, Aldo Mastroianni, Paolo Vitti
  • Comunicazione e promozione: Munus
  • Catalogo: Munus – Palombi
  • Allestimento: Paolo Vitti

 

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